domenica 2 febbraio 2014

Fantasy: Tolkien e gli altri & La caduta di Artù

IL bene e nel male il fantasy ...J. R. R. Tolkien



Fantasy: Tolkien e gli altri

Il XX secolo tuttavia è bisecato da un evento fondamentale nella storia del fantasy: la pubblicazione de “Il ritorno del Re” nell’ottobre 1955 che completa la trilogia de “Il Signore degli Anelli” di J. R. R. Tolkien; nel bene e nel male il fantasy subì una trasformazione radicale.Il motivo fu l’enorme successo per il quale “Il Signore degli Anelli” divenne ed è tuttora un libro “cult”, un idolo. Opera di alta letteratura e grande suggestione, fece uscire il fantasy dalla ristretta cerchia degli appassionati e lo rese noto al grande pubblico, mentre la giustificazione che un letterato erudito come Tolkien diede della sua opera avviò la riflessione critica e produsse una considerazione positiva della sua utilità. Tolkien ha non solo prodotto un’opera fantasy intramontabile: ha anche fornito, nel suo saggio “On Fairy-Stories” (J.R.R. Tolkien Sulle fiabe in Il medioevo fantastico a cura di Gianfranco de Turris, Milano, 2002) una teoria che lo legittima, riconoscendogli tre funzioni principali: risarcimento, fuga e consolazione; vale a dire recupero di un punto di vista “altro” che serve come a chiarire l’esperienza quotidiana; fuga, che non è diserzione ma sollievo, e consolazione, cioè una affermazione insieme di giustizia e di gioia che consegue al lieto fine. Egli ha autorevolmente chiarito che la fantasia non è in contrapposizione alla ragione, né è sua nemica, ma è anzi sua partner: un punto di vista “altro” aiuta spesso a guadagnare una migliore prospettiva. Il fantasy è oggi maggiormente inserito nella corrente principale della letteratura mondiale, dal quale come abbiamo voluto mostrare, esso proviene e del quale ha sempre fatto parte a pieno titolo. Tuttavia il successo portò con sé dei contraccolpi negativi.Innanzitutto l’accresciuto pubblico creava una domanda che in molti si affrettarono a soddisfare. Terry Brooks, prolifico confezionatore di epiche di imitazione tolkeniana, è il migliore e il più tipico rappresentante dello sterminato stuolo di suoi imitatori.Fenomeno simile accadde anche alla fantascienza dopo il successo del film “Guerre Stellari”; ma i nuovi estimatori sono attratti più verso i gadgets e i giochi che verso le grandi opere del genere. Anche nel fantasy dopo il 1988 i volumi di maggior successo sono quelli che rimandano ai videogames.Il genere fantasy è diventato un prodotto di mercato, non opera di letteratura: una sorta di anestetico che ha a che fare con la realtà tanto quanto un romanzetto “harmony” con la verità e la completezza dell’amore umano. Il genere si è ridotto ad un campionario di cliché che prevedono il pieno soddisfacimento dei desideri in un contesto di draghi e spade, per un lettore passivo e spesso illetterato. D’altra parte se un aforisma attribuito a T. Sturgeon afferma che il 90% di ciò che si pubblica è spazzatura, il crescere di volume del genere ha aumentato anche il 10 % di romanzi di qualità. Anche la materia propria del genere subì una drastica riduzione, perché per il grande pubblico il fantasy si identifica con il fantasy “alla Tolkien”: epiche vicende riconducibili al modello della “quest” o al massimo del “sword and sorcery”. Malgrado questa invasione di spazzatura, il genere vive attualmente una nuova età dell’oro. Dopo Tolkien furono pubblicate anche collane di opere precedenti e antologie tematiche. Anche qui con un duplice esito, positivo e negativo: se salvarono dalla dimenticanza vere gemme, concorsero però a codificare ulteriormente il genere, dimenticando filoni anche significativi come il romanzo gotico o il fantasy “logico” di “Unknown”.Dopo Tolkien (poiché la storia del fantasy si divide inevitabilmente in un “prima di Tolkien” e un “dopo Tolkien”) autori importanti sono quelli che hanno saputo uscire dai cliché del genere, come per esempio Moorcook nel campo del fantasy eroico. Oltre a gestire con maestria un complesso multiverso di scontri metafisici, egli introduce la figura dell’anti-eroe, spezzando con intelligenza i binari stabiliti dai cliché e introducendo nel genere un brivido di esistenzialismo e una nuova maturità. I romanzi di Donaldson ad esempio si inseriscono consapevolmente nel genere “quest” ma lo pongono in questione attraverso la figura del protagonista, eroe involontario, dubbioso, complesso e contraddittorio, come avremo modo di mettere in evidenza. Molto diverso, per esempio, dai protagonisti dei romanzi di David Eddings, altro “onesto imitatore di Tolkien”, il quale riesce a trascinare i lettori in una “quest” lunga anche sei romanzi senza stancarli, grazie al fascino dei suoi protagonisti: ma per quanto ben caratterizzati essi siano, e per quanto l’autore sappia approfondirne la psicologia e descriverne i cambiamenti occorsi nel corso delle vicende, rimangono sempre eroi ad una dimensione, senza la drammatica profondità di Thomas Covenant, protagonista della saga di Donaldson. 
Dopo gli anni ‘70 si assiste ad una vera esplosione del genere fantasy; il genere è sfruttato al massimo dall’industria culturale e la produzione rimane legata soprattutto al mondo dei giochi, sia di ruolo, che di carte, che elettronici. Rimane anche il vasto stuolo di onesti imitatori di Tolkien. Un florido territorio del fantasy è sempre stata la storia passata, fin dalle avventure di Artù, prototipo di quel fantasy di cui fa parte anche la produzione tolkieniana. Oggi la fanta-storia è uno dei subgeneri più frequentati. Nel XX secolo comunque tutte le mitologie sono state “saccheggiate” dagli autori fantasy in cerca di suggestioni: dal ciclo arturiano alla mitologia celtica, dalla storia romana alla mitica Atlantide. Ma il fantasy non è solo Tolkien: altri settori si muovono su nuove piste. Una delle più interessanti è l’interfaccia fantasy/fantascienza. Altri pianeti e lontani futuri sono uno sfondo in cui inserire vicende fantasy. Si può inserire in questo filone anche il ciclo di Darkover, pianeta teatro di un naufragio spaziale in cui l’umanità si evolve in maniera peculiare a causa di condizioni locali che sviluppano facoltà paranormali latenti. Il fantastico emerge però anche nella corrente principale della letteratura e i grandi nomi che vi si cimentano danno al genere una patina di rispettabilità.La tradizione inglese sottolinea maggiormente il filone romantico e le favole sugli animali; la tradizione europea predilige l’assurdo (Eugene Ionesco, Jorge Borges) e il surreale (M. Ende), come anche il romanzo filosofico (Italo Calvino). Ingrediente principale di questo filone è l’umorismo; abbastanza marginale nel fantasy, l’humour ne ha tuttavia addolcito le tendenze spesso cupe. I due maggior umoristi nel fantasy sono T. Pratchett, creatore dell’esilarante Mondo Disco (Si tratta di un pianeta di forma discoidale, appoggiato su quattro elefanti, che attraversano lo spazio sul dorso di una enorme tartaruga. Ai suoi margini l’oceano precipita all’infinito nello spazio, mentre nel centro si erge una montagna in cui abitano distratti, interessati, borghesi e litigiosi dei, comandati da Cieco-Io. Vi sono 8 stagioni, 8 colori e in generale tutto ciò che ha relazione col numero 8 è magico. Esiste una città che è la evidente copia parodistica di New York, ed una Università Magica che è evidente parodia di un qualsiasi Istituto Universitario. Con humour tipicamente britannico, questa ambientazione serve a mettere alla berlina il nostro mondo e i vizi umani, e a trasmettere invece un enorme carica di umanità, nella promozione del dialogo e dell’accettazione del diverso e della preoccupazione per il bene comune più che per il proprio, specie nell’ultima trilogia dedicata alla Guardia Cittadina), e Holt, non tradotto in Italia.



John Ronald Reuel Tolkien >>>  jrrtolkien.it/jrr-tolkien

IL PADRE DEGLI HOBBIT

John Ronald Reuel Tolkien nacque a Bloemfontein in Sudafrica il 3 gennaio 1892, da genitori inglesi originari di Birmingham. Morto il padre nel 1896, per motivi di salute si trasferì con la madre ed il fratello Hilary in Inghilterra, a Sarehole, un sobborgo di Birmingham. Durante gli anni che seguirono, però, si spostarono più volte. Nel 1904 morì la madre, dalla quale il giovane Tolkien aveva nel frattempo ereditato l'amore per le lingue e le antiche leggende e fiabe, e venne affidato, assieme al fratello, ad un sacerdote cattolico degli Oratoriani, padre Francis Xavier Morgan, che aveva seguito la famiglia nella conversione al cattolicesimo. Sotto la sua attenta guida il giovane Ronald iniziò gli studi dimostrando ben presto capacità linguistiche notevoli: eccelse in latino e greco e divenne competente anche di altre lingue tra cui il gotico e l'antico finnico. Importanti in questi anni sono anche le sue esperienze nelle associazioni studentesche.
Proprio in questi anni iniziò a lavorare ad un linguaggio da lui inventato. A diciotto anni si innamorò di Edith Bratt, ma il suo tutore Padre Morgan gli impediva di vederla e di scriverle fino ai ventun anni. Tolkien così si immerse anima e corpo nello studio dei classici, dell'antico inglese e delle lingue germaniche, all'Exter College.
Nel 1913 tornò con Edith, e nel 1915 gli fu conferito il titolo di Bachelor of Arts all'Exeter College di Oxford.
Scoppiata la guerra, nel 1916 si arruolò volontario nei Lancashire Fusiliers; poco prima di partire per il fronte, il 22 marzo, si sposò con Edith. Venne mandato in trincea sul fronte occidentale (partecipò anche alla Battaglia della Somme), e qui i suoi tre migliori amici persero la vita; in seguito si ammalò e gli fu concesso il ritorno in patria. Nel 1917 nacque il suo primo figlio John e Tolkien collaborò per due anni alla stesura dell'Oxford English Dictionary. L'anno dopo nacque il secondo figlio Michael. Finita la guerra proseguì gli studi all'Exeter College, conseguendo nel 1919 il titolo di Master of Arts.
Nel 1921 diventò docente di Lettere all'università di Leeds e continuò a scrivere e a perfezionare i suoi "racconti perduti" e il suo linguaggio inventato. È di questi anni la sua profonda amicizia con C.S. Lewis, autore delle Cronache di Narnia; insieme fondarono il circolo degli Inklings, di cui fu membro anche Charles Williams. Tre anni dopo nacque il suo terzo figlio Christopher. Nel 1925 venne nominato professore di filologia anglosassone al Pembroke College di Oxford e nel 1945 gli venne affidata la cattedra di lingua inglese e letteratura medioevale del Merton College, dove insegnò fino al suo ritiro dall'attività didattica avvenuto nel 1959. Specializzato nel dialetto medievale dell'Inghilterra centro-occidentale (di cui era originaria la sua famiglia), tradusse e commentò molti testi antichi che vengono ancor oggi studiati.
Quattro anni più tardi nacque la quarta figlia, Priscilla.
Fu soprattutto tra il 1920 ed il 1930 che scrisse e fece correre la sua fervida immaginazione. I suoi lavori si distinguevano in due categorie: le storie inventate per i suoi figli e le leggende e le mitologie del suo mondo. Il tassello per unire queste due realtà arrivò all'improvviso quando, in una calda giornata estiva alla fine degli anni venti, su un foglio bianco scrisse: «In un buco nel terreno viveva uno hobbit». Quel nome colpì a tal punto la sua sensibilità di filologo da spingerlo a scrivere una storia avente come protagonista un Hobbit, per spiegare meglio cosa fossero queste strane creature.
Nel 1937 l'opera venne pubblicata con il titolo Lo Hobbit: il libro è pensato per i più piccoli ma vi si può intravedere uno sfondo ben più vasto e complesso. Il libro riscosse grande successo tanto che Tolkien, su richiesta dell'editore, mise mano a tutto il materiale, scritto e non, che aveva prodotto fino ad allora.
Tolkien infatti aveva già cominciato fin dal 1917 a "costruire" la Terra di Mezzo, ovvero il mondo incantato in cui si svolgono tutte le avventure descritte.
Pur essendo Lo Hobbit la sua opera prima di narrativa, rappresentò una tappa fondamentale nella sua carriera di scrittore: infatti attorno al nucleo originario di quest'opera l'autore sviluppò, nel decennio successivo, il suo mondo immaginario che lo ha reso celebre, quello della Terra di Mezzo, che prese forma soprattutto in quell'epica fantastica che è la trilogia de Il Signore degli Anelli, unanimemente riconosciuta come la sua opera più importante. Scritta in una lingua molto ricercata che cerca di ricostruire la semplicità e la severità dell'inglese medievale, la trilogia viene inizialmente pubblicata in tre distinti volumi: La Compagnia dell'Anello (1954), Le Due Torri (1955) e Il Ritorno del Re (1955), che furono poi riuniti nel 1956 in un unico libro.
Negli anni seguenti Tolkien lavorò ad un'altra opera, Il Silmarillion - iniziata in verità già dal 1917 - che portò avanti fino alla morte, ma che non riuscì a concludere. Dall'immenso repertorio mitico lasciato in eredità da Tolkien sono nate opere come I racconti perduti, I racconti ritrovati e I racconti incompiuti di Númenor e della Terra di Mezzo, pubblicate dopo la morte dell'autore dal figlio Christopher.
Grande amante della natura, trascorse gli ultimi anni della sua vita (dopo il suo ritiro avvenuto il 1969) nella città costiera di Bournemouth dove morì il 2 settembre del 1973, un anno dopo la morte di Edith. Sono sepolti insieme nel cimitero di Wolwercote, nei sobborghi di Oxford. Come segno del suo attaccamento alla sua opera decise di fare scolpire sulla lapide della moglie il nome Luthien e sulla sua il nome Beren, protagonisti della romantica storia del Silmarillion
Opere dell'Autore
Il cacciatore di draghi, 1975 (Farmer Giles of Ham, 1949)
Albero e foglia, 1976, che contiene il saggio Sulle fiabe (On Fairy-Stories, 1939), i racconti brevi "Foglia di Niggle" ("Leaf by Niggle", 1945) e "Fabbro di Wootton Major" (Smith of Wootton Major, 1967) e la pièce teatrale "Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm" (The Homecoming of Beorhtnoth, 1953)
Le avventure di Tom Bombadil, 1978 (The Adventures of Tom Bombadil, 1962)
Le lettere di Babbo Natale, 1980 (The Father Christmas Letters, 1976)
Mr. Bliss, 1984 (Mr. Bliss, 1982)
Roverandom, 1998 (Roverandom, 1998)
Lo Hobbit, 1973 (The Hobbit, 1937)
Il Signore degli Anelli, 1970 (The Lord of the Rings, 1954-55)
Il resto è stato tutto pubblicato postumo, a cura del figlio terzogenito Christopher Tolkien, che ha riordinato la mole cospicua di appunti lasciata dal padre.
Il Silmarillion, 1978 (The Silmarillion, 1977) che, pur nella sua "incompiutezza" di fondo, mantiene ancora una trama.
Seguono i vari frammenti, ordinati principalmente per argomento. I frammenti di maggiore rilevanza sono stati pubblicati come:
Racconti incompiuti di Númenor e della Terra di Mezzo, 1981 (Unfinished Tales of Númenor and Middle-earth, 1980).
Altri scritti sulla Terra di Mezzo sono contenuti nei dodici libri della History of Middle-earth. La pubblicazione si è conclusa con il dodicesimo volume, ma nel 2002 è uscito un tredicesimo volume formato unicamente di indici.
Il 18 settembre 2006 è stato annunciato un nuovo romanzo di Tolkien, The Children of Húrin, che è stato completato dal figlio

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La caduta di Artù
La caduta di Artù e l'inesausto sperimentalismo di Tolkien |  Tempi.it



La scoperta de “La caduta di Artù”

 e l’inesauribile sperimentalismo di Tolkien



The Fall of Arthur. È questo il nome di un’opera inedita di John Ronald Reuel Tolkien, il padre de Il Signore degli anelli, presentata agli editori dal figlio di quest’ultimo, Christopher. Una scoperta eccezionale o soltanto feticismo filologico? tempi.it ne parla con Paulo Gulisano, medico e scrittore, esperto dell’opera di Tolkien.
 
La scoperta di The Fall of Arthur ha colto impreparati gli esperti di Tolkien?
 
No, è solo in parte una scoperta, poiché questo testo lo si conosceva da anni. Nella mia biografia di Tolkien, Il mito e la grazia, pubblicata dieci anni fa, già ne parlavo. La caduta di Artù è una di quelle opere incomplete a cui lo scrittore mise mano negli anni Trenta, prima ancora di scrivere Lo hobbit. Era un esperimento narrativo, infatti è incompiuto. E non era un mistero la sua esistenza, già lo si conosceva. Più o meno, tutte le opere di Tolkien sono state già catalogate, ma non tutte sono state pubblicate. Ogni tanto spingo qualche editore perché pubblichi le opere più interessanti. Come, ad esempio, un suo tentativo di romanzo di ambientazione fantascientifica, ma senza successo.
Chi ha scovato il manoscritto?
Christopher Tolkien, l’unico figlio di Tolkien, insieme a Priscilla, ancora in vita. Dopo il successo del Signore degli Anelli, Christopher ha portato agli editori qualche altra opera del padre. In particolare, propone agli editori opere particolarmente erudite. Christopher Tolkien non ha affatto gradito la “deriva” cinematografica della trilogia di Peter Jackson, a suo parere uno scempio dell’opera del padre. Ha voluto così controbilanciare il Tolkien “popolare” con una sua versione più “accademica”. Ma ben venga la pubblicazione di un’opera come questa

Di cosa parla?

 Tolkien, nel suo periodo sperimentale, ha provato a narrare le gesta del ciclo arturiano. La caduta di Artù è un poema interessantissimo perché anticipa molti temi del Signore degli anelli, come il fallimento di Frodo che non riesce a portare a termine la sua missione, se non con il provvidenziale evento di Gollum. Dopo questo tentativo, Tolkien ha abbandonato il terreno già praticato del racconto cavalleresco per costruire uno scenario antico più peculiare.



Tuttavia, l’opera in questione era già conosciuta.
 
Tolkien stesso citava di un suo manoscritto ad Oxford, che ho visionato e da cui ho tratto una brevissima preghiera, che riportavo nel mio volume, dove il cavaliere, che ha fallito, domanda misericordia a Dio.

“La caduta di Artù”
Il leggendario sovrano, i cavalieri della Tavola Rotonda e gli altri personaggi del ciclo bretone rivivono nei versi potenti del signore del fantasy. Si svolge non nella favolosa Terra di Mezzo, ma nella storica Britannia del V secolo dopo Cristo l´incontro epico tra le avventure di re Artù e il cuore e la fantasia dell´autore di Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli. Qui le gesta dei cavalieri della Tavola Rotonda sembrano anticipare le eroiche imprese dei membri della Compagnia dell´Anello; nella figura di Lancillotto, diviso tra i doveri di guerriero e il richiamo delle passioni, si intravede il prode Aragorn innamorato della principessa degli elfi, Arwen. E il ghigno del traditore Mordred pare folle e malato quanto quello del sordido Gollum. È rimasto chiuso per 80 anni nella Bodleian Library di Oxford il manoscritto di La caduta di Artù, il poema che J.R.R. Tolkien scrisse ispirandosi al ciclo bretone che tanto amava, finché il figlio Christopher, dedito da anni a un paziente recupero filologico dell´opera paterna, non l´ha recuperato, edito e pubblicato. Un appuntamento irrinunciabile per gli amanti del fantasy, della storia e delle antiche leggende.
A Tolkien l´ispirazione del poema venne da un quadro del pittore inglese John Mulcaster Carrick, in cui si vede il mitologico sovrano a terra, sollevato per un braccio da un cavaliere. Entrambi sono rivolti verso il mare dove una nave si allontana confusa nelle nebbie del tramonto.






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J.R.R. Tolkien*>>>  jrrtolkien.it/jrr-tolkien

Tolkien fuma la pipa
John Ronald Reuel Tolkien, massimo studioso di letteratura medievale inglese, nacque il 3 gennaio 1892 a Bloemfontein, nel Sudafrica, da genitori inglesi originari di Birmingham. Morto il padre nel 1896, la famiglia si trasferì in Inghilterra, nel villaggio di Sarehole presso Birmingham. Dalla madre, Tolkien ereditò l’amore per le lingue e per le antiche leggende e fiabe. Dopo la morte di lei nel 1904, fu educato da Padre Francis Xavier Morgan, un sacerdote cattolico degli Oratoriani. Studiò all’Exeter College di Oxford, ove ottenne il titolo di Bachelors of Arts nel 1915. Combattente nella prima guerra mondiale, ritornò ad Oxford ove divenne Master of Arts nel 1919, e collaborò all’Oxford English Dictionary. Insegnò lingua e letteratura anglosassone ad Oxford dal 1925 al 1945, e poi lingua e letteratura inglese fino al suo ritiro dall’attività didattica. Morì a Bournemouth, nello Hampshire, il 2 settembre 1973.

Approfondimenti

venerdì 20 dicembre 2013

''Le LETTERE di Babbo Natale'' di J.R.R. Tolkien


''Negli ultimi tempi ha fatto tanto freddo al Polo Nord che l' Orso Polare ha dormito quasi in continuazione e questo Natale e' stato meno utile del solito. Il Polo Nord e' diventato piu' freddo di qualsiasi cosa fredda mai esistita, e l' Orso vi ha appoggiato il naso e se l' e' trovato spellato: e' per questa RAGIONE che lo si vede con un legaccio rosso al naso (la benda pero' e' caduta). Perche' l' ha fatto? Chi lo sa. Certo e' che ficca sempre il naso dove non dovrebbe, a esempio nei miei armadi. 

E poi, da quando e' cominciato l' inverno qui c' e' un gran buio. Il Sole, come e' ovvio, son tre mesi che non lo si vede, e quest' anno niente Aurore Boreali. L' Orso Polare ha convinto sua cugina (che e' anche un po' sua amica), l ' Orsa Maggiore, a splendere piu' del solito a nostro beneficio, e questa settimana ho assunto una cometa perche' mi AIUTI a preparare i pacchetti, ma non serve granche'. 

L' Orso Polare quest' anno non si e' mostrato certo piu' sensato del solito: ieri a furia di tirare palle di neve all' Uomo-di-neve in giardino, lo ha spinto oltre il margine della roccia FACENDOLO cadere sulla mia slitta che si trovava ai piedi di questa, e sono finite in pezzi molte cose, tra cui lui stesso.'' 


Questa lettera e' stata scritta nel 1927 da J.R.R. Tolkien (si' proprio lo scrittore della famosa trilogia ''Il signore degli Anelli'' e de ''Lo Hobbit'') e inviata ai suoi figli, John, MICHAEL, Cristopher e Priscilla. 

Tolkien a partire dal 1920 comincio' ad inviare ai figli LETTEREfirmate Babbo Natale. Infilate in buste bianche di neve, ornate di disegni e affrancate con francobolli delle Poste Polari, e contenenti narrazioni illustrate e poesie, esse continuarono ad arrivare in casa Tolkien per piu' di trent' anni, portate dal postino o da altri misteriosi ambasciatori. 
Con Babbo Natale vivono una serie di personaggi: l' Orso Polare e i Cuccioli suoi nipoti Paku e Valkotukka (''Grasso'' e ''Pelobianco''); gli Uominini-di-neve; gli Gnomi Rossi e gli Elfi, uno dei quali, Ilbereth, diventera' segretario di Babbo Natale. 
''Le LETTERE di Babbo Natale'' di J.R.R. Tolkien sono pubblicate da Rusconi, e sono accompagnate dai disegni realizzati dallo stesso autore.

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>>> Il Natale di Martin lanostra-matematica.org

Lo Hobbit -

Lo Hobbit - La desolazione di Smaug


L'ultimo FILM che ho visto ... nel 2013

locandina di Lo Hobbit: La desolazione di Smaug

SCHEDA E TRAMA DEL FILLo Hobbit: 

La desolazione di Smaug

                               (The Hobbit: The Desolation of Smaug)

Lo Hobbit - La desolazione di Smaug


Lo Hobbit - La desolazione di Smaug (The Hobbit: The Desolation of Smaug) è un film del 2013, scritto, diretto e prodotto da Peter Jackson. È la seconda pellicola della trilogia de Lo Hobbit, prequel[2] della trilogia de Il Signore degli Anelli, sempre diretta da Jackson.
Liberamente ispirato al romanzo Lo Hobbit di John Ronald Reuel Tolkien, il film è uscito distribuito dalla Warner Bros il 13 dicembre 2013 negli Stati Uniti d'America[3] mentre, con un giorno d'anticipo il 12 dicembre 2013 in Italia. Come accaduto per il primo film, la pellicola è distribuita nelle sale in tre versioni differenti: 2D, 3D e 3D HFR.
Thorin Scudodiquercia giunge al villaggio di Brea per indagare sulla scomparsa di suo padre Thráin. Nella locanda nota come Il Puledro Impennato, Thorin viene avvicinato dallo stregone Gandalf il Grigio. Gandalf tenta di convincere Thorin a liberare l'antico reame di Erebor dal malvagio drago Smaug, come aveva precedentemente proposto a Thrain (prima della scomparsa di quest'ultimo). Dopo aver scoperto l'esistenza di una taglia sulla sua testa, Thorin decide di convocare i suoi parenti nani per liberare Erebor. Tuttavia, Gandalf suggerisce di arruolare anche uno Hobbit per fare da "scassinatore": quello hobbit sarà Bilbo Baggins.
12 mesi dopo (subito dopo gli eventi del primo film), Bilbo, accompagnato da Gandalf e dalla compagnia di 13 nani guidata da Thorin, sta ancora cercando di sfuggire al gruppo di orchi capitanati da Azog. Essendo molto vicini dall'essere scoperti, Gandalf suggerisce alla compagnia di rifugiarsi dal muta-pelle Beorn, che vive in una casa al confine delle Terre Selvagge. Sebbene la casa di Beorn sia un luogo sicuro, Beorn stesso, soprattutto in forma d'orso, risulta pericoloso ed imprevedibile. Infatti, egli decide di inseguire la compagnia, la quale riesce miracolosamente a barricarsi nella sua casa. Nel frattempo, il pericoloso orco Bolg raggiunge il gruppo di orchi capitanati da Azog: quest'ultimo è richiesto dal suo padrone a Dol Guldur. Beorn, tornato in forma umana, decide di aiutare la compagnia a fuggire da Azog, donando a ciascuno di loro un cavallo: Infatti, sebbene il muta-pelle non provi simpatia per i nani, odia maggiormente gli orchi.
Il gruppo raggiunge il limitare di Bosco Atro, rispedendo i cavalli a Beorn. In quel momento, Gandalf viene contattato daGaladriel, la quale lo esorta ad indagare immediatamente sul "Negromante" di Dol Guldur. Pertanto, Gandalf decide di abbandonare la compagnia, con l'intento di raggiungerla sulla soglia della Montagna Solitaria. Prima di partire, Gandalf intima al gruppo di non lasciare mai il sentiero nella foresta, o sarà la fine. Quindi, ormai divisi dallo stregone, Bilbo e i 13 nani si avventurano nella foresta. Ma Bosco Atro è malato, corrotto dal male di Dol Guldur: infatti, esso comincia a confondere Bilbo e i nani, allontanandoli dal sentiero. Improvvisamente, la compagnia è attaccata ed imprigionata da un gruppo di ragni giganti. Solo Bilbo riesce a liberarsi dalle ragnatele, uccidendo alcuni ragni per mezzo della sua lama elfica, che decide di chiamarePungolo. Tuttavia, per nascondersi ai ragni, Bilbo si serve anche dell'Unico Anello: In questa occasione lo hobbit si rende conto del suo nefasto potere, un potere che inizia a consumarlo. Quando la compagnia sembra ormai spacciata, i ragni vengono sterminati da una squadra di elfi silvani, guidata da Legolas, principe di Bosco Atro, e dall'elfa Tauriel. Questi catturano i nani e li portano presso il loro Reame Boscoso. Bilbo (sfuggito alla cattura grazie all'anello) riesce ad intrufolarsi anch'egli nel regno diThranduil. Quest'ultimo offre il suo aiuto a Thorin, in cambio di alcune gemme presenti nella montagna, ma il nano rifiuta bruscamente. Pertanto, i nani vengono imprigionati nelle segrete del Reame Boscoso.
Nel frattempo, a Dol Guldur, il Negromante sostiene di avere un incarico per Azog (che non è un cacciatore, bensì un comandante di legioni); non potendo allontanarsi dalla fortezza, Azog arruola il fido Bolg: quest'ultimo dovrà dare la caccia a Thorin e ai suoi compagni. Durante la prigionia, il nano Kìli inizia a simpatizzare con Tauriel, in quanto entrambi condividono la voglia di spensieratezza e l'impulsività. In quel momento, Bilbo, sottratte le chiavi delle celle, riesce a liberare tutti i nani dalla prigionia degli elfi. Tutta la compagnia decide di fuggire per mezzo di alcuni barili che, dalle cantine reali, scendono per il fiume. Sfortunatamente, Bolg e i suoi attaccano la fortezza degli elfi. Mentre Legolas e Tauriel combattono contro gli orchi, riuscendo a catturarne uno, Bilbo e i nani (nei barili) percorrono il fiume. Davanti agli occhi di Tauriel, Kilì viene colpito da una freccia avvelenata, scagliata da Bolg. Dopo un lungo inseguimento, la compagnia riesce ad abbandonare il Reame Boscoso e ad uscire dai barili.
Mentre è intento a riposarsi, il gruppo viene scovato da Bard, un contrabbandiere di Pontelagolungo. Questo, in cambio di un cospicuo pagamento in oro, decide di scortare Bilbo e i nani nella propria città. Nel frattempo, Gandalf, dopo aver convocatoRadagast il Bruno, giunge nelle tombe dei Nove Nazgûl, ma queste ormai sono vuote: essi sono stati realmente convocati a Dol Guldur. Non avendo altra scelta, Gandalf decide di non tornare da Thorin, preferendo recarsi personalmente a Dol Guldur. Intanto, Bard accompagna la compagnia ad Esgaroth. Questa città è schiacciata da un Governatore crudele ed egocentrico, il quale odia particolarmente Bard, in quanto lo ritiene il responsabile del malcontento cittadino nei suoi confronti. A Pontelagolungo, la compagnia scopre che Bard è il discendente di Girion (il signore di Dale ai tempi dell'attacco di Smaug). Si dice che Girion tentò di colpire il drago con l'unica cosa che potesse scalfirlo, ovvero alcune freccie nere. Queste freccie non ferirono il drago, ma riuscirono a rimuovere un piccolo pezzo della sua corazza, rendendolo vulnerabile. Ora, la grande balestra di Girion è posta su un campanile di Pontelagolungo. Improvvisamente, i nani vengono catturati e scortati dal Governatore. Thorin, per convincere il Governatore a liberarli, promette al popolo grandi ricchezze, nel caso uccidessero il drago. Bard capisce che quel Thorin non è altri che il famoso Thorin Scudodiquercia e si ricorda di una vecchia profezia: se i nani di Erebor reclameranno la loro patria, il fuoco del drago si abbatterà sulla città del lago. Il Governatore ignora le tesi di Bard e decide di appoggiare Thorin, fornendogli i mezzi per raggiungere la montagna.
Nel mentre, Thranduil interroga l'orco catturato, il quale afferma il ritorno dell'Oscuro Signore. Thranduil, irrequieto, uccide l'orco e decide di isolare il regno degli elfi per evitare problemi. Tauriel, temendo per la sorte di Kìli, disubbidisce agli ordini di Thranduil. L'elfa abbandona il Reame Boscoso in compagnia di Legolas, innamorato di lei (e geloso di Kìli). Giunto a Dol Guldur, Gandalf invia Radagast ad informare Galadriel dell'imminente scontro con il Negromante e, in seguito, si avventura nella fortezza. Qui Gandalf ha nuove e sconvolgenti scoperte: la fortezza non è mai stata abbandonata, in quanto su di essa grava un potente incantesimo, che nasconde alla vista le migliaia di orchi radunati dal Negromante. Gandalf, sciolto l'incantesimo e seminato Azog, si scontra direttamente con il Negromante, il quale si rivela in tutta la sua potenza: egli, come sospettava Gandalf, è proprio Sauron, l'oscuro signore di Mordor. La forza di Gandalf è nulla in confronto a quella di Sauron, che sconfigge lo stregone con facilità, distruggendogli il bastone. Gandalf viene imprigionato a Dol Guldur, mentre l'esercito di Sauron, comandato da Azog, si prepara alla guerra.
Mentre Kìli (gravemente malato a causa della freccia avvelenata di Bolg), Fìli, Oin e Bofur rimangono a Pontelagolungo (per vegliare su Kìli), Bilbo, Thorin e gli altri nani giungono alla porta segreta sulla montagna proprio nel Dì di Durin, unico momento in cui la porta segreta può essere aperta. Quindi, grazie alla chiave donata da Thráin a Gandalf, i nani entrano nella montagna. Thorin incarica Bilbo di trovare un tesoro in particolare, ovvero l'Arkengemma. Preparatosi, Bilbo si avventura nella sala del tesoro di Erebor, ma viene scoperto dal drago Smaug. Bilbo tenta di utilizzare l'anello, ma la volontà persuasiva di Smaug glielo impedisce. Pertanto lo hobbit è costretto a colloquiare brevemente col drago, lodando la sua grandezza. Smaug è compiaciuto dai modi garbati di Bilbo, ma non per questo decide di risparmiargli la vita. Avvertendo l'ira del drago, Thorin e i nani decidono di accorrere in aiuto di Bilbo, il quale ha trovato l'Arkengemma, ma non è chiaro se l'abbia presa o meno. Anche a Pontelagolungo si avverte l'ira del drago nella montagna, pertanto Bard recupera una delle frecce nere appartenenti al suo antenato e si dirige verso la balestra, con l'intento di eliminare Smaug. Sfortunatamente, Bard viene stordito ed incarcerato dal Governatore e dal suo viscido servo Alfrid. Bolg e i suoi orchi giungono ad Esgaroth per eliminare i nani, ma vengono intercettati e uccisi da Legolas e Tauriel, intervenuti sul luogo. Mentre Tauriel riesce a curare Kìli per mezzo di un erba chiamata "Foglia di Re", Legolas combatte contro Bolg che, dopo un breve scontro, si da alla fuga inseguito dall'elfo. Ad Erebor, Bilbo e i nani tentano di distrarre Smaug, ma, risultando impotenti, decidono di ricorrere ad una trappola, ovvero attivare le vecchie fornaci per far sommergere il drago da una enorme quantità di oro liquido e bollente. Il piano riesce, ma nemmeno questo sembra fermare Smaug. Anzi, la situazione peggiora. Infatti, poiché Bilbo si era definito il "Cavalcabarili" durante il loro precedente colloquio, Smaug comprende che lo hobbit e i nani vengano da Pontalagolungo. Pertanto, il mostro decide di vendicarsi sulla popolazione del lago. Bilbo tenta inutilmente di persuadere il drago a non uccidere degli innocenti, ma ormai non può più nulla: Smaug è in volo verso la città.

Personaggi


  • Bilbo Baggins, interpretato da Martin Freeman:
    è lo hobbit che parte con i nani per riconquistare Erebor. Personaggio rispettabile e con una scarsa propensione alle avventure, Bilbo si dimostrerà all'altezza del suo compito, mostrando un coraggio che nessuno, eccetto lo stregone Gandalf, aveva mai immaginato. Inoltre, è il narratore dell'intera vicenda: da anziano, ricorda infatti gli avvenimenti di oltre 60 anni prima.
  • Gandalf il Grigio, interpretato da Ian McKellen:
    è lo stregone che ha organizzato la spedizione dei nani e di Bilbo verso Erebor.
  • Thorin Scudodiquercia, interpretato da Richard Armitage:
    è l'erede del Popolo di Durin e il capo della spedizione per riconquistare Erebor.
  • Balin, interpretato da Ken Stott:
    è un anziano guerriero che è sopravvissuto all'attacco di Smaug alla Montagna Solitaria. Ha molta fiducia in Thorin, ma nutre qualche dubbio sulla saggezza dell'impresa per riconquistare Erebor[4].
  • Dwalin, interpretato da Graham McTavish:
    è un nano forte e potente che ha una tendenza naturale a non fidarsi di chiunque non sia un nano, in particolare se si tratta di elfi[4].
  • Kíli, interpretato da Aidan Turner:
    è il fratello di Fíli, nipote di Thorin, nonché uno dei più giovani nani della compagnia[5].
  • Fíli, interpretato da Dean O'Gorman:
    è il fratello di Kíli, nipote di Thorin, nonché uno dei più giovani nani della compagnia[5].
  • Dori, interpretato da Mark Hadlow:
    è un nano gentile e molto educato.
  • Nori, interpretato da Jed Brophy:
    è un nano furbo e scaltro.
  • Ori, interpretato da Adam Brown:
    è un nano timido e impacciato. In battaglia utilizza una fionda.
  • Oin, interpretato da John Callen:
    è un lontano cugino di Thorin che si unisce a quest'ultimo sia per lealtà nei confronti dei suoi amici, sia perché dispone di una certa somma di denaro investita nell'impresa. Usa un padiglione acustico, perché sembra avere problemi d' udito. Indossa abiti marroni e ha una barba e capelli grigio-chiaro[6].
  • Gloin, interpretato da Peter Hambleton:
    è un lontano cugino di Thorin che si unisce a quest'ultimo sia per lealtà nei confronti dei suoi amici, e perché dispone di una certa somma di denaro investita nell'impresa. Assieme a Bombur, Glóin è l'unico altro nano sposato della Compagnia (c'è stata una certa scarsità di nani femmina in generale). Sua moglie è nota per la sua bellezza, in particolare la sua barba. Glóin è il fiero padre di un giovane nano, Gimli, che finirà per entrare nella ben nota Compagnia dell'Anello[6].
  • Bifur, interpretato da William Kircher:
    è, insieme ai suoi cugini Bofur e Bombur, uno dei pochi nani che non è legato alla dinastia nobile e reale di Durin. Discende da minatori di carbone e lavoratori del ferro[7].
  • Bofur, interpretato da James Nesbitt:
    è, insieme a suo fratello Bombur e suo cugino Bifur, uno dei pochi nani che non è legato alla dinastia nobile e reale di Durin. Discende da minatori di carbone e lavoratori del ferro[7].
  • Bombur, interpretato da Stephen Hunter:
    è, insieme a suo fratello Bofur e suo cugino Bifur, uno dei pochi nani che non è legato alla dinastia nobile e reale di Durin. Discende da minatori di carbone e lavoratori del ferro[7].
  • Governatore di Pontelagolungo, interpretato da Stephen Fry.
  • Tauriel, interpretata da Evangeline Lilly
    è una Elfa Silvana inventata apposta per il film.
  • Alfrid, interpretato da Ryan Gage.
  • Beorn, interpretato da Mikael Persbrandt:
    è un mutapelle che vive tra le Montagne Nebbiose e Bosco Atro che aiuta Gandalf, Bilbo e i tredici nani durante il loro viaggio verso la riconquista di Erebor.
  • Re Thranduil, interpretato da Lee Pace:
    è un Elfo Sindarin, Re degli Elfi Silvani del Bosco Atro ed è il padre di Legolas.
  • Legolas, interpretato da Orlando Bloom:
    è il figlio di Re Thranduil, re degli elfi silvani. È uno dei protagonisti della trilogia del Signore degli Anelli.
  • Bard l'Arciere, interpretato da Luke Evans:
    è un abitante di Pontelagolungo e un abilissimo arciere.
  • Bain, interpretato da John Bell:
    è il figlio di Bard l'Arciere.
  • Galadriel, interpretata da Cate Blanchett:
    è la dama elfica di Lothlorien.
  • Radagast il Bruno, interpretato da Sylvester McCoy:
    è uno stregone che vive al limitare occidentale di Bosco Atro. Amico di Beorn, fu lui a informare Gandalf della presenza di un Negromante a Dol Guldur
  • Azog il Profanatore, interpretato da Manu Bennett:
    è un orco gigantesco che si distingue dagli altri poiché ha la pelle bianca.
  • Sauron, interpretato e doppiato in originale da Benedict Cumberbatch:
    è l'Oscuro signore di Mordor che ha preso segretamente residenza a Dol Guldur con in il nome di Negromante.
  • Smaug, interpretato e doppiato in originale da Benedict Cumberbatch:
    è il drago usurpatore di Erebor che da molto tempo è rimasto inattivo ma adesso si è risvegliato.

Lo Hobbit:                                                                               la Desolazione di Smaug, tutte le scene che mancano all'appello 

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Mi piace.

Hic sunt dracones

da Lunanuvola's Blog

Non mi piace l'omogeneizzato di Nano!
Non mi piace l’omogeneizzato di Nano!

… perchè ogni tanto ho bisogno di sognare.
(“My Invisible Dragon”, di Kenn Nesbitt, scrittore di poesie e filastrocche per bambini – io ho contato 15 sue raccolte, ma potrebbero essercene di più.)
Ho un drago femmina invisibile.
E’ una così eccellente volatrice.
S’innalza nel cielo grazie ad ali invisibili
esalando invisibile fuoco.
La mia drago femmina è completamente silenziosa.
Senza far rumore volteggia nell’aria.
Be’, potrebbe star volando dietro di te proprio adesso,
e tu non accorgerti mai che lei è là.
E se tu volessi provare a coccolarla,
non penso che noteresti granché.
Il suo corpo è semplicemente troppo aereo e leggero
per essere percepito tramite un tocco.
scultura di sabbia
E proprio come non la vedi o non la senti,
e proprio come non può essere percepita,
la mia drago femmina non ha alcun odore,
il che significa che non sarà mai fiutata.
Sebbene tu possa trovare questo stravagante,
devi credermi, è vero.
E, tra l’altro, ti ho già detto
che ho anche un invisibile unicorno?
drago rosso
Estas Tonne – The Song of the Golden Dragon (La canzone del drago d’oro)
“E la canzone del Drago, così selvaggia e forte
cadde dal cielo come pioggia sulla mia anima,
la quale, finalmente nutrita,
fiorì di una gioia che le parole non sanno esprimere
laddove un tempo vi era un’arida pianura.”
(da “Song in the Silence”, di Elizabeth Kerner)

Smaug


Dawn Mist (Bruma dell’alba)